Di questa parola si abusa, forse troppo, a volte a ragione spesso a torto.
Sul vocabolario ne troviamo due definizioni:
Anche per il nostro Presidente del Consiglio si è parlato spesso di demagogia, proviamo a capire se ne esistono i presupposti.
Durante la campagna elettorale il nostro “aspirante” Presidente del Consiglio si è sforzato di convincerci che la sua vittoria avrebbe portato all’Italia una stagione di benessere per tutti.
Infrastrutture, riduzione generalizzata delle tasse, miglioramenti dello stato sociale, dell’economia, della sicurezza, in pratica ha promesso tutto ciò che noi sogniamo.
Per rendere più credibili le sue promesse il nostro “aspirante” ha elaborato un “contratto con gli italiani” che ha firmato alla presenza di un celebre notaio, testimone di tutti i cambiamenti dell’Italia degli ultimi decenni. Molti italiani si sono fidati, e adesso non è più “aspirante”.
Dopo un anno, alla verifica dei fatti, si nota che tutte quelle promesse non solo non sono state mantenute, al contrario…
Siamo quasi in recessione, il processo “virtuoso” (come amava definire gli effetti della sua politica) non si è avviato e si comincia a capire l’impossibilità di mantenere promesse in contrasto tra loro.
Ultimamente il Nostro ha ammesso qualche difficoltà (continua però a confermare tutte le promesse) arrampicandosi sugli specchi per scaricare a tutti, meno che a se stesso, le responsabilità. Allora via ai buchi di bilancio “ereditati” dal precedente governo, alla crisi internazionale, al comportamento dell’opposizione che non collabora e via discorrendo.
Anche sulla questione della collaborazione in queste ore il Presidente ha rivolto un appello ad abbassare i toni, ha chiesto all’opposizione di dialogare senza contrapporsi ma, quando questa ha risposto chiedendo, in segno di buona volontà, l’abbandono o la riformulazione di alcuni progetti fortemente contestati, la porta, già aperta controvoglia, è stata sbattuta.
Questa riflessione mi porta alla convinzione che il Presidente sia effettivamente un “Demagogo”, in quanto la sua strategia elettorale è conforme alla definizione n° 2 (promesse di miglioramenti economici difficilmente realizzabili).
Ma, vista la tendenza del Governo ad ignorare le richieste di gran parte della società, a fare gli interessi di pochi a danno di tanti, e vista anche la pretesa a considerare dialogo l’accettazione acritica, meglio se entusiasta, dei suoi provvedimenti, oserei ritenere adeguata a questa maggioranza anche la prima definizione.
“Il sonno della ragione genera mostri”, affermava il grande pittore spagnolo Goya. Ritengo che questo sia ancora estremamente attuale, e se continueremo a credere ai sogni e ad affidarci ai loro venditori quei “mostri” ci divoreranno!